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La decorazione plastica

A Mantova e nel territorio mantovano non è mai fiorita una scuola di scultura dalle caratteristiche proprie; la distanza dalle fonti di approvvigionamento della materia prima ha impedito anche l'affermarsi di quelle botteghe familiari specializzate nella lavorazione del marmo che di solito prosperano, per generazioni, nei luoghi in cui si cava il materiale lapideo. Così la nostra città è tradizionalmente tributaria all'attività di maestranze di area veneta, lombarda e, particolarmente, ticinese. Dalla Val d'Intelvi proviene il maggiore tra gli stuccatori presenti a Mantova nel secolo XVII, Giovan Battista Barberini, che lascia importanti opere in palazzi patrizi (Valenti, Sordi) e nella sagrestia della chiesa gesuitica della Trinità. Nello stesso periodo è attivo anche l'architetto e pittore fiammingo Francesco Geffels, prefetto delle fabbriche gonzaghesche, che progetta, sempre per palazzo Sordi, sontuosi ornati a stucco. Nel Settecento, la tradizione dello stucco viene rinnovata dal ticinese Stanislao Somazzi, che nei primi tempi esegue eleganti e asimmetriche composizioni rococò (decorazione di S. Barnaba), per convertirsi, dopo il 1770, al neoclassicismo, sfoggiando un repertorio rigorosamente impostato su modelli antichi. Al Somazzi spetta un piccolo fregio, che sopravvive gravemente mutilo in quella che attualmente è un'aula del liceo. Non si conoscono, invece, i nomi degli stuccatori che hanno ornato di generosi fregi tardo barocchi le membrature architettoniche del palazzo degli Studi all'epoca della sua costruzione. Tali ornati, animati e spiritosi, terminanti sovente in riccioli asimmetrici, denunciano una chiara derivazione dagli esempi rococò più alla moda. Si può tuttavia notare come le decorazioni dei locali del piano terreno, spesso utilizzato per cerimonie pubbliche, siano più ricche e fastose di quelle del piano superiore, di più stretta pertinenza conventuale.